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La morte di Roberto Calvi

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  • Domenica, 13 Aprile 2014 10:26

Il 18 giugno 1982 a Londra, sotto il Blackfriars Bridge, viene trovato impiccato il banchiere italiano Roberto Calvi.

E' l'epilogo di una travagliata avventura finanziaria, cominciata laddove era finita quella di un altro banchiere, Michele Sindona.

Ad accomunare i due, oltre all'iscrizione alla Loggia P2, erano le loro capacità professionali nel sistema dei mille incroci societari, la politica delle "scatole vuote" acquistate e poi rivendute.

Nel 1975 Roberto Calvi diventa presidente del Banco Ambrosiano.

Per impadronirsene completamente crea una rete di strutture ad hoc, formate da filiali alle Bahamas, holding in Lussemburgo, società pirata in centro-America e casseforti in Svizzera.

Nel corso degli anni Calvi crea così un impero, giovandosi soprattutto dei suoi legami piduisti e delle entrature di Somoza, un trafficante sudamericano, fino al finanziamento del sindacato cattolico polacco Solidarnosc, tanto caro a Giovanni Paolo II.

Ma il gioco delle scatole vuote di Roberto Calvi non dura a lungo.

Nel 1981, travolto dal fallimento del Banco Ambrosiano, Calvi viene arrestato.

Appena scarcerato fugge all'estero nel tentativo di salvare un impero in disfacimento.

Al suo rientro in Italia stringe contatti con il Vaticano attraverso lo IOR di Monsignor Paul Marcinkus, che si sviluppa a dismisura e diventa punto nodale non solo del riciclaggio di soldi sporchi della criminalità organizzata, ma anche per operazioni internazionali di vario spettro come il traffico d'armi per la guerra delle Falkland-Malvine.

Tentò anche il ricatto politico, una operazione che però non gli riuscì.

Qualcuno gli legherà un cappio attorno al collo.

Il suo corpo verrà trovato penzolante dal traliccio di un ponte, macabra messinscena di un suicidio che in realtà è solo un altro delitto di potere.